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giovedì 4 giugno 2020

Ciò che pretendo

Man mano che avanzo con gli anni mi attacco sempre di più alla mia pellaccia, quindi mi preme informare che chiunque desideri avere a che fare con me, con penetrazioni sessuali e/o contatti sessuali, deve presentare preventivamente le analisi negative delle MST spedite in copia originale all'indirizzo mail che sarà fornito.
Ovviamente anche io fornirò gli stessi referti.

Premesse:
• non mi importa doniate il sangue, il midollo o qualsiasi altra cosa. Mi importano analisi quanto più recenti possibili (di meno di un mese dal contatto).
se avete una vita sessuale promiscua, fatta di rapporti poliamorosi e/o plurimi, statemi lontano a priori. 

Screening di: 
- Epatite A (facoltativa)
- Epatite B (obbligatoria)
- Epatite C (obbligatoria)
- Sifilide (obbligatoria)
- HIV (obbligatoria)
- HPV (obbligatoria per le donne)

Nel caso in cui le persone dovessero rifiutare di presentare il referto delle analisi, allora io potrò rifiutare di avere qualsiasi contatto con loro.

Richiedo inoltre che suddette analisi vengano ripetute e presentate a tutti i soggetti coinvolti nella relazione con periodicità annuale.



martedì 21 agosto 2018

Chi è klita - aggiornamento 2018

Sono ormai trascorsi 2 anni dal post nel quale mi prensentavo con "Chi è klita" e nell'arco di questo periodo moltissime cose sono cambiate.

klita è... come direbbe un amico "tanta roba".

Partiamo dall'inizio, così forse non mi si chiedono più informazioni che sono da tempo note.

Il nome klita nasce a seguito della mia primissima sessione, nel lontano 2007, grazie al fatto che mentre i Padroni mi stavano frustando avanti e retro venni, dopo un po' di frustate direttamente sul clitoride. Quasi per scherzo, mi diedero questo nome, che nel tempo mi si è cucito addosso.
Poi, successivamente, furono loro che, facendomi una cortesia, mi registrarono in Second Life, con l'unica richiesta di scegliermi il nome. I cognomi a disposizione ai tempi erano forniti in una lista, tra cui Slade, che loro scelsero per la palese assonanza con slave.

Per un periodo lungo, operai solo in SL con questo nome, quindi tutte le mie attività erano riferite a quella piattaforma.

Cosa che cambiò nel momento in cui decisi di dedicarmi a me, in quanto persona reale.

klita sono io. Sono una donna ultra 40n che ha preso coscienza della propria natura forse un po' tardi,
che "ha perso tempo" respingendo se stessa. Ma fa parte un po' del mio carattere, quello di sbatterci la testa e capire da sola. Non perchè sono prevenuta, ma perchè prima preferisco comprendere, provare e successivamente, accettare. E per fare ciò mi ci vogliono i miei tempi.

Lo aveva detto il mio primo Padrone, "tu sei slave", e io a continuargli a ripetere che lui confondeva le mie gentilezze con l'essere slave.
Ma cazzo.. aveva ragione... eccome se l'aveva.
E nel frattempo sono trascorsi 11 anni da allora.
Ma va bene così.. devo smettere di rimpiangere un tempo che è trascorso ed iniziare a godere invece di quello che vivo, giorno dopo giorno (come afferma M.).

Mi rendo conto che ogni giorno sono lievemente diversa dal precedente. Posso affermare che partendo da una base ben precisa e delineata io stia cercando di riflettere sulle "questioni di contorno".

Sono fondamentalmente una novizia, con le idee molto chiare di chi voglio al mio fianco, non sono una neofita. 



A fine aprile ho compilato il mio profilo di Fetlife, nel quale ero iscritta da tempo ma non avevo mai sviluppato.

E l'ho fatto in un modo insolito, nella convinzione che chi sappia di cosa si stia parlando (BDSM) riesca a leggere chi sono veramente.

Nella prima parte dove mi rivolgo al lettore lo faccio usando il "lei". Si perchè ai tempi ero ancora un po' influenzata dall'educazione ricevuta dal mio ex Master, che mi imponeva di rivolgermi a tutti i Dom in quel modo.
Cosa in netto contrasto con il mio essere, che mette il mio (ipotetico) Master, al di sopra di tutti.

Allego la presentazione qui, casomai qualcuno non sia iscritto a Fetlife.



L'unico dato che recentemente ho tolto dalla sezione "NO a:" è "seguaci del poliamore".

A tal proposito occorre che io dica un po' come la penso.
So che secondo la scienza il genere umano nasce come poliamoroso e tendenzialmente bisex.

Quello che non ci rende tutti poli e/o bisex ritengo siano frutto delle esperienze, educazioni, e consuetudini individuali.

Ma perchè avevo indicato no a poliamorosi?

Perchè ho avuto modo di conoscerne un po' negli ultimi mesi e mi sembra che attorno a questo termine siano nate un po' di comode ipocrisie.

Diffido di chi conduce la propria vita promiscuamente, diffido di chi confonde (consapevolmente o
meno) il concetto di poliamore con poliscopata, diffido di chi segue le mode, e con essa anche quella di definirsi "poliamoroso", diffido di chi tradisce il proprio compagno/a nascondendosi dietro l'ombra dell'essere poliamoroso.

Parliamoci chiaro: poliamoroso è colui che vive relazioni sentimentali con più persone, le quali sono tutte consapevoli e consenzienti.

Gli altri sono traditori, scopaioli, modaioli ecc ecc.

Ecco, io sono monogama. Non credo di poter cambiare questo mio status. Il mio "ossigeno" è rappresentato dal mio ipotetico Master, nonchè Uomo.
Potrei, e sottolineo potrei, accettare il suo essere poliamoroso solamente nel caso in cui lui fosse in grado di dare la stessa importanza e attenzioni a tutti i soggetti coinvolti nel suo universo poliamoroso. Credo che questa sia pura utopia. Ci sarà sempre una persona, tra tutte, preferita rispetto alle altre. Lo so. E a questa persona vengono date le attenzioni maggiori. Più è il numero di soggetti coinvolti, a mio avviso, più bricioline vengono sparse. Ma sono briciole. E questo a mio avviso è in netto contrasto sia con il mio "darmi", sia con il mio essere. 

Ultimamente mi è stato chiesto: "come ti poni riguardo al fatto che nel periodo in cui stavi con i tuoi Padroni eri di fatto di due persone?"
La vedo come un'eccezione al mio essere, ma nemmeno del tutto.
Non ero innamorata di nessuno dei due.
Di lui provavo un profondo affetto, maturato nel corso di 2 anni di conoscenza "virtuale", tuttora esistente. Di lei era una sorta di innamoramento, terminato bruscamente e con la quale non vi è alcun rapporto attuale.
Avevo iniziato una relazione BDSM con loro, ero ancor più novizia di oggi e comunque ruppi il rapporto talmente presto che:
1) non mi ero ancora offerta a loro e
2) non vi è stato materialmente tempo perchè si approfondisse il sentimento.

Porre fine al rapporto fu una scelta. Sofferta. Ma consapevole.
Il motivo? Volevo un Dom tutto per me. Volevo che l'ipotetico Dom fosse libero di poter fare quando ne aveva voglia, e non quando tutti i componenti ne avessero voglia.
Capitava che io e lui passassimo le serate a guardarci nelle palle degli occhi con una voglia di fare immensa e di non poter fare perchè lei si era addormentata sul divano.
Egoista forse da parte mia, si, lo ammetto.
Ma poteva capitare una volta, forse due. A volte gli impegni quotidiani sono tali da renderci stanchi la sera. E' comprensibile.
Ma allora che senso aveva farsi 600 km in un weekend per poi tornare a casa con l'amaro (e la fame) in bocca? Nel pieno del mio sbocciare? Per più incontri?
Decisi di rompere, fui criticata ampiamente, accusata di essermi affidata a loro per ottenere "notorietà".
Non voglio nominare la "personcina" responsabile di questi pettegolezzi nonchè invidie, ma fate che io non la debba mai incontrare sulla mia via. Si dice "schiava", forse lo è, ma abbassa notevolmente il valore del termine.

Ah si, perchè sono di indole pacifica, credo di dare tanto quando credo in una persona, credo di essere generosa ed ho un terribile difetto: mi fido troppo e subito. Ho provato a cambiare questo mio aspetto, a seguito delle diverse inculate (non fisiche) ma vivere nella diffidenza proprio non fa per me. Ci ho provato per circa sei mesi, pessimo periodo.
Non è nella mia natura, quindi rimango fiduciosa e generosa nei confronti del prossimo, ma se per caso la stessa generosità non è ricambiata e per qualche motivo mi si pugnala, allora è certo che da me quella persona perde tutto.
Non solo il rapporto si interrompe, ma quella persona per me cessa di esistere.
Non senza sofferenza da parte mia, sia chiaro. Ma non c'è scampo.

Credo di "darmi" nei rapporti interpersonali. Che siano di amicizia o sentimentali, ma non sono un interruttore. Non riesco ad accedermi e spegnermi e riaccendermi come se nulla fosse. 
Quindi quando qualcuno mi "accende la mente" io sono avvolgente, anche se non amo imporre la mia presenza. Allo stesso modo però mi piace che mi si avvolga, quindi mi piace essere cercata o ricevere attenzioni. 
Se per caso queste cessano, allo stesso modo io mi spengo e difficilmente riesco a lasciarmi andare come prima. Amo la coerenza, non amo i caratteri altalenanti. Comprendo gli impegni, ma non comprendo l'essere ignorata e poi lamentarsi se si è ignorati. Comprendo anche che in determinate situazioni ci si debba sorreggere l'uno con l'altra ma, pur avendolo fatto in passato, non ammetto che sia sempre un'unica persona a dover camminare verso l'altra. 

Se si cammina, lo si fa insieme. 

Comprendo di avere un carattere complesso, comprendo che a causa del fatto che io sia single sono molto disponibile, quando cercata, ma non comprendo ne accetto l'essere messa da parte. 
Questo vale nella mia vita, incluso il BDSM.

Sono dell'idea che, che se una persona non si interessa a me evidentemente non è interessato a me. Anche un semplice "Come stai?" è interessarsi. Non è una frase fatta. 
Non ci sono giochi. C'è realismo.
In questo sono una rompipalle, lo so. Sono esigente, ma delle due, preferisco essere esigente e serena, piuttosto che accontentarmi ed essere infelice. 
E' una costante nella mia vita: "meglio sola che mal accompagnata". 
E la solitudine non mi spaventa, sono abbastanza abituata a dovermela cavare da sola e non amo chiedere, nemmeno nel bisogno. Credo fortemente in me, nella mia forza interiore. Anche se ogni tanto crollo anche io, ma sempre rialzandomi. Sono momenti di sconforto. Capitano...


Un altro aspetto, è che sono  seria a volte. Non sono "da balotta" come si dice nel bolognese (Termini bolognesi), non mi vengono le battute in pronta risposta e questo mi rende talvolta pesante. Antipatica, spesse volte o altezzosa. 
Poi c'è chi non si ferma alla prima impressione, e di me scopre quello che poi, nel tempo e con la conoscenza, riesco a condividere. E in tal caso, possono nascere rapporti indelebili nel tempo. 
Si perchè io non sono per tutti, o meglio, tutti non sono per me. Mi rendo conto che il tempo a mia disposizione è l'unico vero tesoro (assieme alla salute) e che quindi non va sprecato. 
Quindi perchè dovrei dare le mie attenzioni, energie e tempo a chi non ritengo se le meriti? 
Di primo acchito non rifiuto una parola, un confronto, ma se vedo che la persona non merita (secondo le mie impressioni) allora difficilmente continuo il rapporto. 
Ognuno ha le proprie preferenze. Credo sia abbastanza normale. 

Ho imparato che le persone care difficilmente sono in grandi numeri. Ho imparato che se va tutto bene, che se sei una persona di spicco, sei anche molto "amata" non tanto per la tua persona in se ma per quello che rappresenti. Ho imparato che se la persona di spicco ha una difficoltà grossa che la cambia, o la rende fragile, allora il 99% delle persone si da alla macchia. 
Quindi non mi interessa avere 1000 amici per essere sola, preferisco averne una manciata ma importanti. E questo si riflette su tutta la mia esistenza e su tutti i miei rapporti interpersonali. 
Sono esclusivista, cosi come lo sarei per l'ipotetico Master, lo sono anche con le persone di cui mi attornio. 

Man mano che scrivo, mi rendo conto che non è poi così semplice parlare di se stessi. Si deve per forza tralasciare qualcosa, altrimenti un blog non sarebbe sufficiente, quindi riprendo ora quello che è un po' più inerente alla mia sessualità. 

Ho accennato prima alla bisessualità. Come per il poliamore, la scienza afferma che il genere umano
sia bisessuale (anche se ho letto opinioni contrastanti in merito).

Domanda che mi sono posta, dopo aver vissuto quel rapporto BDSM a tre.
Ho avuto rapporti sessuali con lei? Si.
Perchè? Perchè ho obbedito ad un ordine.
Mi è piaciuto? Ero felice per averla fatta godere in un modo in cui lei aveva difficoltà.
La baciavo? Si
Mi piaceva? Si, molto.
Sono bisex? No, lei era una persona speciale.

Questo è il succo della questione.

C'è chi afferma che io stia mentendo a me stessa, non volendo accettare la mia bisessualità.
Forse ha ragione, forse no. Di certo la risposta ce la posso avere solo io. Come? Provando.

Di certo mi sono resa conto che:
  • quando facevo esclusivamente sesso (e ne ho fatto tanto, anche se non ne vado particolarmente fiera) ero attratta solo dal cazzo.
  • se mi trovassi in una piazza con uomini da un lato e donne dall'altro andrei verso il cazzo.
  • se conoscessi un'altra donna speciale, probabilmente potrei provare affetto per lei, ma mi verrebbe più naturale baciarla affettuosamente, anche sensualmente, ma di certo non mi verrebbe di indossare uno strap-on per farla godere.
  • se fossi obbligata dal mio ipotetico Master a far sesso con una donna lo farei, l'eccitazione probabilmente ci sarebbe, ma sarebbe derivante (anche) dall'obbedienza all'ordine. 
  • se guardo un porno, preferisco in assoluto mf o mmf.. mff non solo non mi attrae, ma mi irrita

Sono una cagna. Anche questo fa parte della mia natura. 
So che nella consuetudine tradizionalista "cagna" è un termine dispregiativo, in ambito BDSM no.

Io sono fiera di esserlo, lo porto con orgoglio. E mi riempio di orgoglio di schiava (di cui parlerò più avanti) quando mi viene detto.
Però c'è un però. Per come sono fatta, non riesco ad essere cagna con tutti, indistintamente.
Lo sono per una persona solamente. La Persona.
Posso essere maliziosa, provocante, quello si. Ma sono cagna solo con il mio ipotetico Master (o per lui se mi dovesse mettere in mostra o far usare da terzi).
In assenza di una ipotetica Persona che mi possa ispirare, il mio essere si affievolisce. E siamo sempre li, se la Persona rappresenta il mio "ossigeno", in mancanza di tale ossigeno il mio essere si spegne. Alla fine il tutto gira sempre intorno a quell'esclusivismo di cui parlavo poc'anzi.

Questo aspetto in particolar modo, mi rendo conto, può spaventare molti. In molti lo considerano qualcosa di "eccezionale".. il "tanta roba" di cui parlavo all'inizio del post. Ma è un arma a doppio taglio: sebbene sia una mia dote, ci si rende altrettanto conto che non si arriva li, se non si dà tanto. E in pochissimi ne sono disposti o capaci. Fino ad ora, non ho ancora avuto la fortuna di trovare La Persona. Sono convinta che esista: seguo il consiglio di un'amica, la quale afferma che: "bisogna spalare tanta merda, per trovare il diamante".  

Sono esibizionista. Lo sono sempre stata e ancor di più quando ero vanilla.
Successivamente ho perso (per motivi che non desidero esporre qui) la bellezza esteriore e una sorta
di "timidezza" si è fatta strada in me. Ma non sono mai riuscita a limitare totalmente questo mio lato.
Una differenza sta che quando ero vanilla il "pubblico" erano le strade, i locali, e luoghi di vita vissuta, ora invece lo sono per lo più tramite le mie foto.
Mi piace fotografarmi mentre faccio qualcosa di inusuale, così come mi piacerebbe essere ripresa.
Un'ulteriore differenza, fondamentale, è che ai tempi mi piaceva essere provocante, ora mi piace provocare solo ed esclusivamente attraverso le richieste dell'ipotetico Master. Lui deve essere il primo spettatore ed è con lui che mi esprimo. Poi se vi sono altri spettatori che gradiscono, ben vengano. Ma il mio esibizionismo perde di significato se non è rivolto prima di tutti a Lui.

Sono masochista.
Il fatto di essermi scoperta slave recentemente, ma anche il fatto di aver sempre ambito ad un rapporto sentimentale, mi ha reso impossibile godere del mio masochismo nella forma stretta del termine. Il sadico puro non era e non è di mio interesse. 

Non sono masochista mentale ne autolesionista.
Se mi chiudo un dito in un cassetto non solo non godo ma è molto probabile che io cacci qualche accidente! :) 
Se soffro psicologicamente o sentimentalmente per qualche motivo, soffro, ma non godo. Ed è una condizione che non solo non mi piace, ma che tento di allontanare da me il più possibile. 

Ho fame di dolore. Ho attualmente i livelli di sopportazione bassissimi, non praticando da un decennio, ma non posso escludere il dolore dai miei rapporti. E' il primo veicolo che mi porta all'orgasmo.
Ma non è tutto ridotto all'orgasmo. 
E' legato anche a quello che io chiamo "orgoglio di schiava", che non è l'orgoglio come viene comunemente inteso, bensì un modo di essere tale per cui la sfide con me stessa, con il dolore, e con la sconfitta di esso, per fare uscire quella che è la mia forza interiore prende un significato enorme. 
Non ne capisco bene il motivo, ma ho un desiderio "strano" da tanti anni che non so ne come chiamare, ne tantomeno come spiegare. Vorrei essere "battuta" a tal punto, da non reggere più, da essere piegata, e nel dolore liberarmi di quello che ho dentro. Non ci sono mai arrivata. 

Sono arrivata a non reggere più il dolore, durante una punizione con i miei Padroni.
Ricordo ancora la scena come se fosse ieri. 
Avevo risposto male a Lui e decise quindi di punirmi con il cane, che non avevo mai provato prima di allora.
Mi disse: "S. quando non ce la fai più dimmelo".
Io ero a carponi, di fronte a me c'era il divano, sul quale lei era seduta. Avevo la testa quasi tra le sue ginocchia. 
Iniziò a battere. Io mentalmente iniziai a contare, anche se odio farlo, perdendo anche di tanto in tanto il conto. Non ero concentrata sulla conta, ma su quanto mi stava capitando.
Anzitutto non mi stavo eccitando, cosa che mi stupì non poco. Evidentemente l'idea della punizione, o dell'averlo in qualche modo deluso aveva preso il sopravvento sulla mia normale equazione: dolore=piacere.
Soffrivo in silenzio.. non so calibrare (non ho mai saputo farlo) quanto potessero essere pesanti i colpi, se dati a forza piena o meno. So che li sentivo e non poco. Arrivata ad un certo numero lui si fermò e mi disse: "S. non mi sfidare".
Io gli risposi, con un fil di voce: "Non sto sfidando te". Mi chiese di ripeterlo più forte perchè non aveva sentito. 
Intervenne Lei dicendogli, mentre alternava lo sguardo tra il mio viso e il suo: "Non sta sfidando te". 
Ricordo che le fui grata, che mi stavano per scendere lacrimoni che riuscii a trattenere, ricordo che in qualche modo sapevo che mi capiva. 
Lui riniziò a battere, ed io sempre in silenzio, accusavo. Ad un certo punto, non riuscivo più a sorreggere la testa, che mi tenne lei tra le sue mani. 
Arrivai ad un numero di colpi troppo alto per la mia immaginazione e la mia sopportazione. Mi vennero a mancare le braccia e mi accasciai con la parte superiore del busto sul pavimento. 
Lui si fermò. Non piansi, non dissi nulla, solo sentivo le carezze di lei sul mio capo. Respiravo profondamente come se avessi mantenuto il respiro fino ad allora. Tra loro ci furono solo sguardi. Nessuna parola. 
Rimasi a terra cosi per qualche minuto forse.. che però sembrò tanto, tanto di più.. nel rialzarmi da terra dissi loro, con espressione credo affranta (leggasi disperata): "credo di averne contati 63". Mi aiutarono a sollevarmi da terra e mi tennero per le mani, quasi a sorreggermi. Non ritornammo più sull'argomento. 
Non so se sono stata "piegata" quel giorno, ma la sensazione di liberazione che vorrei provare non è quella che ho provato allora. In quella situazione era solo punizione.    
A dire il vero, non so nemmeno se questa sensazione di liberazone esista per davvero. Ribadisco, è un mio desiderio. Ma ha qualcosa di reale?

Il mio rapporto BDSM ideale è 24/7 TPE.
So che nella letteratura classica un rapporto 24/7 è di difficile messa in atto. Se non erro c'è chi considera che tale rapporto non possa durare più di 2/3 settimane. 
Io dò la mia particolare accezione al termine 24/7.
So che nel momento in cui dovessi incontrare La Persona lui mi entrerebbe dentro. Sarebbe rivolto a lui il mio primo pensiero la mattina, e il mio ultimo la sera, nonchè durante tutta la giornata mi accompagnerebbe in qualsiasi attività io stia facendo. 
Sarei comunque "libera" di fare la spesa, andare al lavoro, giocare con la cagna (sempre quella pelosa, che sta a 4 zampe che fa bau e che scodinzola con la coda) e di compiere i miei obblighi quotidiani, senza però ignorare i suoi ordini sul come vestirmi o comportarmi, o i suoi consigli su quello da fare. Fare entrare nella mia vita La Persona a tutto tondo è per me essere schiava 24/7. 
Idealmente se trovassi La Persona vorrei una convivenza con lui, non per questioni di comodo, tutt'altro, ma per esprimermi nel mio essere quotidianamente, senza distanze fisiche e mentali.
C'è chi afferma che le convivenze e le preoccupazioni quotidiane, nonchè l'Amore, minino il BDSM.
C'è chi ci è realmente passato, ma c'è anche chi lo sta vivendo esattamente come me lo immagino.
Quindi significa che è possibile: il fatto di mantenere vivo il tutto dipende esclusivamente dalle persone che lo vivono.  
TPE, per chi non lo sapesse, è l'acronimo di Total Power Exchange, il che significa cedere il controllo, i poteri (compresi quelli decisionali) nelle mani della Persona. 
Donare a lui il mio bene. Nessun Master, con sale in zucca e degno di essere tale, metterebbe mai a rischio la propria schiava. 

Non è un gioco di ruolo, non sono ruoli, è essere qualcuno. E' vivere qualcosa. Chiamarlo BDSM è riduttivo secondo me. E' vita. E' Amore. E' complicità. E' essere l'uno la continuità dell'altra e viceversa. E' reciproco ossigeno. 
Non mi ricordo se era un film visto tanti anni fa, oppure qualcosa di sognato tanti anni fa. 
C'erano due persone anziane, presumibilmente marito e moglie, una seduta accanto all'altra.. Lui guardò lei, e senza che si proferisse parola, lei andò in cucina a prendere una cosa da porgergli. 
Mi rimase impressa.
E' quel genere di complicità, di conoscenza dell'altra persona, che non ha più bisogno di parole.
Mi capita spesso di chattare, da tanti anni ormai.. con alcune persone più che con altre. 
Con alcune si instaura un rapporto profondo.
Capita allora che si sviluppino delle capacità di osservazione che vanno oltre l'intonazione di una voce. Anche solo una parola in un contesto può stonare. E si comprende che qualcosa non va, che c'è qualcosa da voler chiedere, perchè qualcosa forse è rimasto frainteso. 
Mi è capitato anche ieri. E' una sorta di magia

M.: Giorno :)
io: Buongiorno a voi :)
M.: Ecco
io: ciao..
M.: Ciao
io: che c'è?
M.: nulla
.......... la conversazione continua, poi..
io: senti mi spieghi che intendevi per "ecco" prima?
M.: Ecco è un modo di dire
M.: quando hai scritto "buon giorno a voi, hai sbagliato chat... sono io solo"
io: e invece no
io: era inteso come te e.. (in aggiunta tutto l'elenco delle anime a lui care che non scrivo qui)
M.: :)

E' una cazzata lo so, e lo è.. ma a me infonde un sacco di tenerezza. 
Sarò strana, ma queste piccole cose mi fanno sorridere.

Quindi si, TPE, ma TPE significa anche mettere la propria esistenza nelle mani di qualcuno.
Ho sempre ponderato tanto, anche troppo. Ma tengo alla mia pellaccia. 
Quindi se mai dovessi essere così fortunata da poter scegliere La Persona, e da offrirmi a lui (nella speranza che poi mi accetti), allora lui solo avrà questo enorme potere.
E sarò protetta e serena, tra le sue mani, con la sua guida.  

E' naturale che a questo punto io mi esprima sul mio personalissimo concetto di appartenenza
Appartenere a mio avviso non è incontrare una persona con la quale si è affini, e farsi mettere un collare.

L'appartenenza è una cosa seria. Che si sviluppa nel tempo. 
Faccio un esempio: io paragono "il collare" con la "fede nuziale". 
Non esiste persona, a mio avviso, che conoscendo un'altra persona la sposi all'istante. 
Ci si arriva per gradi, nel tempo, con la conoscenza, con la condivisione. Poi si arriva al giorno in cui si è sicuri che si vuole trascorrere il resto della propria vita insieme a quella persona. E si arriva alle nozze, dove l'anello non è altro che un simbolo di tutto quello che si è costruito insieme fino a quel momento, di tutti i sentimenti che si provano reciprocamente.
Fino ad allora, e dopo le nozze, le basi del rapporto sono sempre le stesse: fiducia e rispetto reciproci, lealtà, sincerità, confronto, solo per dirne alcune.
La stessa cosa vale per il collare. 
Quindi io potrei anche incontrare un Master e con lui iniziare a vivere il rapporto esclusivista al quale ambisco, essergli fedele, rispettarlo, essere sua schiava.. e solo sua, non di altri. 
Ma prima di arrivare ad "offrire" il mio collo possono passare giorni, mesi, anche anni. Tutto il tempo necessario nel quale io mi senta sicura di voler essere completamente "sua".
Al giorno d'oggi, questa parola, apparteneza, viene abusata. Appartengo. L'ho sentita milioni di volte solo perchè 2 scopano. Non è appartenere quello. E' sminuire una parola, un concetto, una situazione. E cosi come fior di Matrimoni falliscono, anche queste appartenenze lo fanno. 
Ma questo non mi compete, visto che non chiedo a tutti di sposarmi. 
Ecco perchè potrebbe capitare che io diventi schiava di qualcuno, ma che non gli appartenga.
La scelta di offrirsi è l'unica scelta consapevole e ponderata di cui la schiava dispone. 
Non può essere una scelta, a mio avviso, presa con superficialità. Anche grazie al rapporto 24/7 e TPE a cui ambisco. 


Dei limiti.
Chi mi conosce afferma che io abbia pochi limiti. E' vero, ma c'è una motivazione. 
Io sono come un libro da scrivere. Una copertina sbiadita, forse una piccola premessa e nessun capitolo. 
Lo scrittore sarà La Persona.
Ovviamente ho dei limiti assoluti, quelli che io chiamo NO assoluti. Quelli che se vengono violati non solo terminano la sessione, li per li, ma terminano anche il rapporto e fanno decadere la fiducia.
Poi ci sono le cose che mi piacciono. Poche certezze, molte fantasie. 
Nel lontano 2005 parlando nella chat di Manette Matte scrissi che ero bombardata da fantasie e che non capivo cosa fossero.
Mi rispose una schiava bolognese, Françoise, che conoscevo poco (e alla quale sono grata ancora oggi) che in quel momento mi illuminò:
"Le fantasie non sono altro che desideri non ancora esauditi". 

In mezzo a questi 2 estremi ci sono tutte le cose che non mi piacciono. Tantissime. 
Alcune forse mi ispirano di più altre meno. 
Ma sono tutte pratiche che voglio affrontare, se alla Persona dovessero piacere, ovviamente dietro la sua guida.
Sono quel genere di cose che farei con lui e per lui, e che probabilmente, grazie a lui alimenteranno la
lista di cose che mi piaceranno.
Il pompino non mi è mai piaciuto. 
Da vanilla, lo praticavo solo se ero realmente innamorata... e visto che i grandi Amori sono pochi allora anche la mia esperienza in tal senso è tuttora limitata.
Perchè li facevo ai miei grandi Amori?
Perchè godevo "di riflesso". 
La pratica in se continua a non piacermi. La loro eccitazione, il fatto di farli "star bene" faceva star bene anche me e godevo di questo. 
Io sono fatta tutta così. 
Forse non solo io, ma degli altri non posso parlare.
Per me il piacere primo è quello di dare piacere, e di riflesso questo diventa il mio (tranne rarissime situazioni, per esempio, lo scat).
Ma ancora meglio, credo, è quando un Master, o meglio, La Persona, riesce a farti godere di quella pratica non solo attraverso il suo piacere, ma perchè diventa un piacere personale. 
Oltre altre millemila cose, è li che si vede la "grandezza" del Master, il suo essere guida.
Portare a farti piacere cose che non avresti mai potuto pensare di poter fare e di goderne. 
Master non è una parola a caso. E' Maestro.

Safe word
Non credo nella safe word.
Non sono una persona che si mette nelle mani di chiunque, solo per "giocare" (termine che aborro in contesto BDSM) o per "provare". In quel caso, anche se non compete me, posso accettarne l'esistenza.

Alcuni so che usano il semaforo, come safe, arancio quando si è quasi al limite, rosso se si è al limite o già oltre. 
Per me la safe rappresenta non solo la fine della sessione ma la fine del rapporto. Anche qui, rappresenta l'estinguersi del rapporto di fiducia. 
Vi è un solo caso, nel quale posso (anche se con molta fatica da parte mia) pronunciarla. E' la fase conoscitiva.

Il nostro corpo "parla" meglio di noi.
Un Master alcuni anni fa mi raccontò che lui era solito osservare il movimento delle mani. 
La sua schiava razionalmente poteva/voleva continuare, ma lui attraverso le mani riusciva a capire in quale situazione si trovasse. Se era vicina o lontana dal limite di sopportazione.
Per arrivare ad uno stadio cosi alto di osservazione bisogna, credo, passare per alcuni necessari step.
Non so se tutti i corpi "parlano" allo stesso modo.
Io per esempio non amo urlare. Sto zitta. Modulo il respiro. Se un colpo è particolarmente "sentito" allora mi può uscire uno sbuffo. Se arrivo ad un "ahio" significa che sono ben oltre al limite di sopportazione. A volte scoppio a ridere, come se fossi matta. Va te a capire.. 
Mi troverei in difficoltà a pronunciare tipo "arancio"... perchè non so dove sta il "rosso". 
E' molto più probabile che io pronunci "arancio" quando in realtà dovrebbe essere "rosso"... e forse, "rosso" subito dopo. 😨

Come dicevo, a parte quella fase conoscitiva, non credo nella safe. 
Credo nella Persona. 
E' lui che stabilisce quando fermarsi. Attraverso le sue osservazioni. Potrebbe anche capitare che lui si fermi in corrispondenza di un "verde" pieno. Va accettato. E' TPE anche quello. 
E' anche mantenere vivo il desiderio, a volte (in maniera un po' bastarda lo so!!). 😈


Ultimo ma non meno importante aspetto è il sesso durante una sessione.
In merito a questo ne ho sentite di ogni. Io posso solo dire la mia opinione. 
La sessione è la sessione. E' Sado Maso, è Dominazione, è Disciplina. 


Il sesso dove sta?
Il sesso può essere utilizzato come mezzo per ottenere qualcosa. 
Esempio: se durante una pratica particolarmente dolorosa o un limite violabile si usa il piacere, allora forse si riuscirà a sconfiggere il dolore o affrontare il limite più facilmente. 
Probabilmente si riuscirebbe nell'intento anche senza il piacere, ma associandolo a quella particolare situazione la cosa diventa più naturale. 
E' un discorso un po' contorto, ne sono consapevole. 
Il BDSM per me non è un modo in più per far sesso.
Se voglio far sesso lo faccio, indipendentemente dal BDSM.

Se al termine di una sessione c'è una componente sessuale, di reciproco (o meno) appagamento, perchè no. Ma non è indispensabile. 
Cosa significa? Che una sessione BDSM, per me, può anche terminare senza sesso. 

Precisazione: come ho già affermato in precedenza di sesso in passato ne ho fatto tanto. Ora il sesso in se e per se non mi dà più nulla, anzi mi lascia un vuoto enorme. Quindi ora come ora non riesco a praticare sesso se non vi è una forte componente sentimentale, e quindi non è più sesso, è Amore. 


Anche una frustata, se data dalla Persona, è Amore
Tutto fa parte di un tutto. 
Non è solo BDSM: è rispetto, è fiducia, è appartenenza, è lealtà, è sincerità, è essere se stessi senza alcuna maschera, è dono reciproco, è ascolto reciproco, è sostenersi vicendevolmente nelle avversità, è complicità, è completezza, è dolore donato e offerto, è crescita insieme, è piacere sessuale.  
E' Amore.